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Il tempo delle more

Di crisi societarie a Taranto ne abbiamo avute di peggiori. E soprattutto le crisi societarie hanno sempre inciso sui risultati del campo, in quasi tutti i casi ci sono costate la categoria. Stavolta non sta accadendo per fortuna.

Non stiamo messi peggio di quando cominciammo con Blasi il quarto anno della sua presidenza e a fine luglio partì per il ritiro di Cingoli un manipolo di disperati tra cui le giovani promesse Barrotti, Barrios Silva e Da Mota.

Oppure il terzo anno in C/1 di Pieroni (già, Pieroni!) che culminò con gli sciagurati playout con la Fermana.

E che dire quando la stagione successiva in pieno agosto Pieroni (già, Pieroni!) fu arrestato e i calciatori, quei pochi che erano in ritiro, tornarono alle proprie case e cominciammo il campionato di C/2 con la Berretti per poi fallire qualche mese dopo ed essere rilevati dal Tribunale da Gigi Blasi? E che dire di quando Blasi, fatti due conti e avendo capito che per la prima volta nella storia della sua presidenza se voleva continuare doveva mettere soldi suoi, minacciò di farci fare la fine del Martina e subentrò Enzo D’Addario (già, D’Addario!) prima rilevando la metà e poi l’intera società?

E questi sono soltanto i casi più recenti. Prima c’era stata l’annata di “A Castellaneta v’attocche”, frase rimasta tristemente celebre, e del Taranto 2000 mascherato da Altamura. Per non parlare della cancellazione del 1993, madre di tutte le sventure tarantine.

Se questa non è la crisi peggiore, di certo è l’annata più balorda: una cavalcata da record frustrata da sette punti di penalizzazione; tre partite rinviate, una per pioggia, una per infortunio all’arbitro e la terza per la tragedia di Morosini; Berretti e Allievi alle finali nazionali ma staff tecnico senza una lira, anzi euro, da luglio. Un paradosso continuo.

E questa ultima settimana non è stata da meno: è finalmente arrivata la messa in mora, con buona pace di chi l’auspicava da dicembre sperando in una diaspora dei calciatori a gennaio, fortunatamente mai avvenuta. Sull’opportunità della messa in mora in questa fase della stagione non voglio sbilanciarmi. Farei illazioni non suffragate da fatti concreti. Mi basta l’impegno in campo e finora sotto questo aspetto ai calciatori non posso dir nulla. Certo spicca il fatto che Dionigi (già, Dionigi!) non l’ha firmata, segno che in alcune circostanze occorre andare oltre le questioni puramente contrattuali e le ripicche personali e ricordare tutto il vissuto con la controparte.

Non ci siamo fatti mancare nemmeno la Guardia di Finanza che sequestra un palazzo del presidente. La notizia ha più effetto che sostanza, stando alla replica di D’Addario. Ma tant’è: è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso che molti non vedevano l’ora di rovesciare.

D’Addario finché ha potuto ha rispettato tutti i suoi impegni, fino all’ultimo centesimo. Ha speso anche troppo e questa è stata la sua rovina. Un altro paradosso: dopo presidenti arraffoni e tirchi, ne abbiamo avuto uno fin troppo spendaccione e organizzato al punto da non riuscire più a gestire economicamente la capillare organizzazione che ha messo in piedi. Organizzazione fatta di persone oneste e competenti come mai ne abbiamo viste a Taranto e fuori dai soliti giri: Mezzina, Recchia, Pettinicchio, D’Ignazio, Chiarappa, Genghi, Marco Sebastio, solo per citarne alcuni. Potrei elencarli tutti , nessuno escluso. Tutti tarantini, non campani o marchigiani (già, marchigiani!).

Poi D’Addario non è simpatico ma è perché non gli interessa esserlo. Forse è anche un po’ arrogante. Magari è solo tarantino, con i soldi. Questa la sua unica colpa. Opinione personale ovviamente. Certo è stato lasciato solo sia nel momento della difficoltà sia in quello della ricchezza. Non ha mai avuto uno sponsor. Nessuno gli ha chiesto di caricarsi la croce del Taranto ma meno male che l’ha fatto. Ecco un altro paradosso.

L’ultima notizia è di una cessione imminente a Pieroni (già, Pieroni!). Addirittura di un accordo praticamente siglato. Non si capisce se vale solo in caso di B oppure in ogni caso. Staremo a vedere. Le reazioni dei tarantini non sono ovviamente buone, nonostante qualcuno nelle ultime settimane abbia cercato di farcelo digerire dipingendo a tinte fosche il futuro del Taranto in assenza di un compratore. Tinte fosche peraltro innegabili visto che D’Addario non riuscirà a onorare nemmeno la scadenza di maggio.

La serie B è dietro l’angolo. La squadra ha i mezzi per conquistarsela sul campo. Il paradosso sarebbe prendersela sul campo e perderla poi per ragioni economiche. E a Taranto il paradosso, come insegna la storia, è sempre in agguato.

Gianluca Semeraro alias Kuldelski

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