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Calcio in rosso, a proposito di Azionariato Popolare

di Sergio Mutolo
Tratto da http://www.calciopress.net/

L’Azionariato Popolare, alla luce della crisi economica che investe il calcio europeo e potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di club storici, rappresenta una valida alternativa alla tradizionale governance (“Bilanci in rosso e Fair Play Finanziario, una miscela esplosiva“).
Si tratta di un modello innovativo, che ha trovato e continua a trovare importanti riscontri presso l’Unione Europea. Cresce infatti il numero dei parlamentari che si stanno attivando, in modo trasversale, per diffondere una formula di gestione nella quale i sostenitori delle società calcistiche sono nel contempo anche i proprietari del club.
La Public Company è un modello societario assai utilizzato nelle economie di stampo anglosassone. Essa consente il controllo operativo di una società anche con il possesso di un numero minimo di azioni, a condizione che la maggioranza del pacchetto sia frazionata tra migliaia di soci.
In Europa esistono già tre quadri normativi ben strutturati di Azionariato Popolare, vale a dire di Public Company applicata al calcio.
1. In Spagna i club professionistici, a seguito della grave crisi finanziaria degli anni ’90, furono obbligati a trasformarsi da associazioni in “Sad” (società sportive per azioni). Allo stato attuale solo quattro società hanno scelto di conservare una forma di tipo associativo. Si tratta di Barcellona (160 mila soci), Real Madrid (70 mila), Athletic Bilbao (35 mila) e Osasuna (15 mila).
2. In Germania, sempre alla fine degli anni’90, le associazioni sportive sono state trasformate in società di capitale controllate al 51% dai tifosi. Questa regola è in grado di bloccare ogni scalata di investitori privati ai club, qualora non sia gradita alla maggioranza dei soci.
3. In Inghilterra si è sviluppata la formula più innovativa, che consiste nel cosiddetto “Trust”. Si tratta di cooperative di tifosi che hanno voce in capitolo all’interno del cda e, in generale, nella gestione dei club. Attualmente sono 160 i club inglesi con un trust di tifosi: quindici di questi sono di proprietà e sotto il controllo diretto dei supporters. Il beneficio, a livello finanziario, è stato notevole. Si è infatti registrata, grazie a questo tipo di gestione, un’iniezione di quasi 30 milioni di sterline nel sistema calcistico britannico. Il diffondersi dei trust è stato facilitato da Supporters Direct, associazione nata per iniziativa dello stesso governo inglese.
Nel 2007, visto il successo ottenuto soprattutto dal modello tedesco e da quello inglese, è partito sotto l’egida della Uefa presieduta da Michel Platini il progetto di allargare l’azionariato anche al resto d’Europa. Oggi Supporters Direct fornisce consulenze gratuite, sia in ambito legale che finanziario, a gruppi di tifosi localizzati in tredici nazioni diverse (tra le quali anche il nostro Paese).
In Italia, il principale nodo da sciogliere è quello della forma giuridica da scegliere. Al momento attuale, tra gli esempi europei cui è stato fatto cenno e considerata la fase di crisi che attraversa il modello spagnolo, la preferenza sembrerebbe andare al trust inglese. Anche se la formula vincente sembra essere, più realisticamente, quella tedesca.
Fatto sta che la discesa in campo dei tifosi attraverso forme di azionariato popolare potrebbe attrarre capitali freschi verso un sistema che sta facendo fatica a tenersi in piedi, rappresentando la chiave di volta per la salvaguardia futura di questo magnifico sport.

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