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Lo Swansea fu salvato dai propri tifosi.

Ecco cos’è lo Swansea City Supporters Trust

La storia dello Swansea City, club gallese militante in Premier e posseduto per il 21% dai propri tifosi, fa ancora più sensazione in queste settimane di caos totale per il calcio italiano, sferzate dalla triste vicenda del Parma. Eppure, nel Regno Unito così come in Germania (qui il nostro approfondimento sul Bayern Monaco, posseduto per il 73% dai tifosi), il cosiddetto azionariato popolare è oramai una realtà consolidata, capace di salvare i club di calcio dal rischio del fallimento e, in definitiva, di porsi come modello da studiare, capire e, perchè no, importare.

L’anno di transizione dello Swansea fu il 2002. Fino ad allora i Cigni bianconeri dell’omonima città gallese erano praticamente sconosciuti fuori dal Regno Unito, cosa piuttosto normale per una squadra che vantava come massimo traguardo raggiunto in circa 90 anni di vita l’approdo nella massima serie del calcio inglese nelle stagioni 1981/82 e 1982/83, oltre che qualche trofeo nelle competizioni gallesi.
L’apertura del nuovo millennio fu traumatica per lo Swansea: nel 2001 il club finì sull’orlo del fallimento, cosa che per un club che militava nella quarta serie del calcio inglese poteva significare la concreta possibilità di scomparire dalla geografia calcistica delle squadre professionistiche. Se è vero la società trovò all’epoca un acquirente venendo rilevata da Tony Petty, rappresentante di un consorzio australiano, per la cifra simbolica di 1 £, l’ingente mole di debiti che questi ereditarono dalla passata gestione mise comunque in serio dubbio la vita del club stesso.
I tifosi dello Swansea erano ben al corrente di quanto fosse deficitaria la posizione della propria squadra e, per questo motivo, a partire dal 2001 fondarono lo Swansea City Supporters Trust, con l’obiettivo di raccogliere fondi da destinare alla causa degli Swans e, perché no, diventare in qualche modo soci dell’attuale dirigenza. La contrattazione con Petty non fu facile ma, nel 2002, il Supporters Trust riuscì a strappare una quota societaria per la somma di circa 20.000 £, pari al 20% della società, rimpolpando i forzieri, all’epoca pieni solo di polvere, dei Cigni.

Da allora, anche grazie al sacrificio dei propri tifosi, i Cigni di Swansea si sono tolti parecchie soddisfazioni, a partire dal ritorno in Premier dopo i play-off del 2011, dopo aver superato il Reading, fino ad arrivare, nel 2013, alla conquista del primo trofeo “non gallese”, la Capital One Cup conquistata con un perentorio 5-0 sul Bradford City, vittoria che consentirà agli Swans di partecipare nella stagione seguente all’Europa League.
Se ai fondatori del Supporters Trust avessero detto che, 13 anni dopo, il loro amato Swansea sarebbe stato una delle realtà più belle del calcio inglese probabilmente non ci avrebbero creduto. Eppure, a modo loro, sono riusciti a creare un modello di azionariato popolare che ha permesso al loro club di sopravvivere al fantasma del fallimento. A modo loro sono riusciti a salvare la loro squadra dalla morte certa.
La storia dello Swansea City Supporters Trust è raccontata in un libro: “From Graveyard to ambition: the Official History of the Swansea City Supporters Trust“.

di Lawrence Miles su Maidirecalcio.com

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