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Testimoni di una fede – L’ultimo saluto

A coronamento di una settimana calcistica all’insegna del ricordo del mito rossoblù, pubblichiamo un racconto sull’estremo saluto della città a Erasmo Iacovone, vissuto in prima persona da un giovane Enrico De Vivo.

La mattina del 6 febbraio 1978, era una giornata uggiosa, mi recavo a scuola e rimbalzò la notizia del triste evento. Tutti noi pensammo al solito scherzo di carnevale, anche se macabro. Invece era tutto vero. Avevo 17 anni e mi ero avvicinato al Taranto calcio da appena un anno: prima partita vista al “Salinella” sugli spalti di tavola su tubi innocenti, Taranto-Torino di Coppa Italia. Da allora ogni domenica ero lì. La mattina del funerale di Erasmo arrivammo tutti davanti all’entrata del “Pacinotti” in via Lago di Trasimeno. Eravamo tristi, ci guardavamo smarriti, ma non avevamo il coraggio di entrare… quella era una giornata particolare: il nostro campione non c’era più. La campanella suonò, ma nessuno si mosse. Uscirono il Preside ed un segretario: ci invitarono ad entrare; tutti gli occhi erano puntati sull’allora rappresentante d’istituto, che si guardo intorno, incontrò i nostri sguardi, capì il nostro stato d’animo. Quel giorno non era un pretesto, marinare la scuola. Eravamo tutti convinti che dovevamo portare l’ultimo saluto ad Erasmo. Con voce sommessa chiese al Preside il permesso di poter autorizzare l’istituto a partecipare ai funerali. Ci fu accordato ed una fiumara composta e ordinata di alunni partì alla volta della Chiesa di San Roberto Bellarmino. Gremitissima, tanto che la gente era stipata fuori della stessa.

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Uno scatto del corteo funebre di Erasmo Iacovone

Pioveva, anche il cielo era triste e piangeva un suo figlio. Il corteo funebre partì per raggiungere lo stadio, e dietro di esso una lunghissima folla lo accompagnava. Dai balconi la gente buttava dei fiori al passaggio del feretro. Gente che forse nemmeno andava a vedere le partite, ma che per sentito dire apprezzava la professionalità e la riservatezza dell’uomo. Nello stadio, sotto una pioggia scrosciante, tutto era silenzio, interrotto solo da applausi che seguivano le belle parole dette per l’occasione e veramente sentite. L’ultimo saluto ad Erasmo.

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