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Extra Time Rossoblù | Pane e acqua

di Fabio Guarini

Il significato di una sfida non banale si è esaurito nei numeri dello “Iacovone”: ben 7300 spettatori per una gara attesa da anni, nella speranza di veder materializzarsi una piccola vendetta sportiva. Per il resto Taranto-Catania del 2 ottobre 2016 la dimenticheremo facilmente. Nessun botta e risposta sugli spalti, per via delle solite decisioni che annientano il bello del calcio, nessun evento di gioco davvero memorabile. Uno 0-0 un po’ così, come il brodino o, meglio, come pane e acqua: sì, forse basteranno per sopravvivere, ma se c’è la marmellata in dispensa si potrebbe anche usarla…

GLI UNDICI

Il forfait di Altobello e Stendardo non induce Papagni a modificare il 3-5-2, la coperta di Linus dei rossoblù: con Maurantonio tra i pali, in difesa ci sono Balzano sul centro-destra, Nigro centrale e Pambianchi sul centro-sinistra. Con i confermati De Giorgi e García sugli esterni, ecco il trio Bollino-Lo Sicco-Bobb nel cuore della mediana. Ad affiancare Balistreri, che vince il ballottaggio tra i 9 con Magnaghi, c’è l’estroso Viola.

Molte sorprese nel Catania di mister Rigoli, che deve fare a meno di Bastrini e Djordjevic in retroguardia, Fornito in mediana e Caetano Calil in avanti. Al di là delle defezioni, l’undici, predisposto secondo un 4-3-3, è più conservativo del solito: Bucolo, Di Grazia e Barisic vengono preferiti a Scoppa, Piscitella e Russotto, nell’intento di trasformare l’impianto rapidamente in un compatto 4-5-1 in fase di non possesso. Davanti a Pisseri, i quattro di difesa sono Parisi a destra, Drausio-Bergamelli centrali, Nava (adattato) sulla sinistra. Il trio in mediana è composto dagli esperti Di Cecco e Biagianti come intermedi, coadiuvati da Bucolo in regia. Di Grazia e Barisic sono le ali che affiancano il centravanti Paolucci.

START!

Nonostante per i bookmakers fosse il risultato meno probabile alla vigilia, perché quotato più alto, il pareggio pare essere l’obiettivo di entrambe le compagini. Il Taranto, in emergenza difensiva, ricicla due centrocampisti in retroguardia, qualcosa di già visto (purtroppo) nella passata stagione: nonostante ciò fermare il Catania sembra un’impresa non impossibile, viste le scelte di Rigoli, le numerose defezioni e la crisi di risultati e di identità degli etnei.

attacco-in-massa

La dichiarazione di intenti delle due squadre in una sola diapositiva. È appena l’ottavo minuto e il Taranto attacca (già) con soli quattro uomini contro i nove di un Catania attentissimo a non prenderle. García, colui che ha il possesso della sfera, crossa dalla trequarti, senza avventurarsi nell’uno contro uno. Viola e Balistreri cercano di buttarla in caciara ma non accade nulla: nessun centrocampista accompagna l’azione, De Giorgi è addirittura fuori dall’inquadratura e lontano dalla zona calda.

IL FOCUS SUL MATCH

Il Catania mantiene un baricentro medio e gioca la palla in modo semplice, avviando l’azione col meccanismo della salida lavolpiana: il playmaker (Bucolo) si abbassa per ricevere tra i centrali difensivi, che nel mentre si allargano. I terzini si alzano e le ali cercano il centro del campo per posizionarsi tra le linee e scambiare con la punta. Un Paolucci notevolmente imbolsito finisce nella morsa di Nigro, abile sia nel compito tecnico-tattico da difensore centrale che nell’utilizzare i trucchi tipici dei mestieranti che fronteggiano i 9: pertanto, escluse elementari combinazioni e sporadiche azioni personali, la squadra etnea non è quasi mai capace di muoversi e colpire con efficacia negli ultimi trenta metri. Davvero un cattivo segnale per un collettivo che ambisce ad altri obiettivi e che si trova ancorato all’ultimo posto (anche per colpa della penalizzazione).

difesa-censurabile

Una consuetudine. Il Taranto perde l’ennesimo possesso a centrocampo e lascia 40 metri di campo all’avversario per condurre la palla e costruire l’offensiva. Di Grazia (32’) sfugge alla rincorsa disperata di Bobb ed è libero di avanzare: nessuno lo contrasta, perché tutti scelgono di difendere la zona. Ma in quale modo? Barisic è in piena luce per essere servito, tuttavia il compagno non se ne accorge e sceglie la soluzione del tiro da fuori: una grandissima parata di Maurantonio salva i locali dallo 0-1. Pambianchi tiene in gioco anche l’attaccante in alto a sinistra (Paolucci) e García è in notevole ritardo: Barisic sarebbe a un passo dal gol.

Avere la palla tra i piedi sembra quasi un fastidio per i rossoblù. L’azione d’attacco è improvvisata, il compito di organizzare una trama offensiva è demandato interamente a Bollino e Viola, che per sfortuna dei rossoblù non sono in serata. Il primo trova lo spazio tra le linee una sola volta per concludere: è la metà del primo tempo e il 10 impatta male la sfera, agevolmente parata da Pisseri. Il Taranto fa una fatica indicibile a impegnare l’estremo ospite perché non riesce ad imbastire nessuna azione offensiva. Bobb e Lo Sicco si alternano nel ruolo di regista, toccano un numero altissimo di palloni, sbagliandone molti: il pubblico perde la pazienza con loro, ma oggettivamente i compagni non li aiutano con nessun movimento a smarcarsi.

tiro-di-bobb

L’unico tiro in porta del Taranto nella ripresa viene scagliato (da Bobb) da questa distanza.

Nel secondo tempo gli ospiti prendono in mano le redini del gioco e cercano la via della vittoria, che non arriverà (ma che ai punti finiranno per meritare). Di Grazia e Barisic attaccano spesso in coppia dalla stessa parte, in particolare a destra: proprio l’italiano fallisce due occasioni di cui una ghiottissima, tutto solo nel cuore dell’area tarantina. Il Taranto non è pervenuto e riesce a tirare in porta per la prima volta al 70’, da distanza siderale, con una solida conclusione di Bobb, parata senza patemi dal portiere degli ospiti.

Nell’ultimo quarto d’ora mister Rigoli cerca di portare a casa altri due punti. Gladestony rileva l’esausto Di Cecco sul centro-destra della seconda linea, Russotto sostituisce l’irriconoscibile Paolucci: farà il falso nove fino all’ingresso di Anastasi per Barisic, chiudendo poi il match come esterno sulla carta, ma in effetti molto vicino al pivot da secondo attaccante.

Nelle fila del Taranto entra Paolucci per Lo Sicco, richiamato in panca a furor di popolo, poi Magnaghi per Viola: l’idea è quella di tenere bassi i due centrali ospiti, ma manca come di consueto la capacità nei rossoblù di servire il tandem di centravanti. L’ingresso di Potenza per Balistreri è più funzionale per il gioco sporco dei locali, fatto di palloni lunghi, sponde del pivot e corsa sfrenata della seconda punta negli spazi: è chiaro a tutti, e a questo punto non c’è proprio più nulla di cui vergognarsi, che la semplicità estrema possa essere l’unica via che ha il Taranto per trovare l’insperato gol. Proprio un lancio profondo per lo scatto del rapidissimo Potenza mette in crisi la difesa ospite, che salva in corner in extremis sull’attaccante ionico a un passo dal tiro e, chissà, dalla realizzazione. Ma l’ultima occasione, la più clamorosa del match, l’avranno proprio i siciliani.

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Uno schema su punizione. La torre di Biagianti dal limite dei sedici metri trova nel cuore dell’area Russotto, tenuto in gioco da De Giorgi: il fantasista cicca clamorosamente la conclusione dal limite dell’area piccola, graziando il Taranto. Un premio per i 7300 tifosi locali, la cui invidiabile maturità è provata dagli applausi tributati a fine gara ai calciatori, che ci hanno messo comunque tutto ciò che avevano.

FORWARD

Il Taranto ha scelto di vivere democristiano e si deve accettare in fretta questa visione. Non propone mai calcio, specula sull’andamento del match, si interessa esclusivamente di portare a casa un punto. Imbruttisce e impoverisce tecnicamente la sfida per far giocare nella maniera peggiore possibile l’avversario, per poi sperare di sorprenderlo con guizzi improvvisi. Quella rossoblù, in questo momento, è una squadra da centroclassifica che gioca ogni partita come se fosse in fondo alla graduatoria: il che va bene per umiltà, giusto punto di partenza per approcciare ogni singola sfida, ma la proposta tattica e tecnica forse mortifica la rosa, sicuramente superiore ad altre 4-5 del raggruppamento. C’è coesione, abnegazione e un bel gruzzolo di punti già incamerati: perché morire democristiani (e la stagione è lunga…) senza provare ad aprire cuore e mente ad un calcio più gratificante?

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