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Extra Time Rossoblù | Sulle spalle del ‘dieci’

di Fabio Guarini

La vittoria del carattere e delle motivazioni per riprendere la giusta strada. Il Taranto del derby con l’Andria è una squadra che ha ritrovato la voglia di fare, di aggredire la partita per veicolare gli episodi a proprio favore: condizioni necessarie e sufficienti a far bottino pieno e regalarsi una settimana nelle zone alte della classifica. I rossoblù hanno punito una Fidelis Andria propositiva, spavalda ma imprecisa in zona gol. Il merito va in gran parte alla solita arcigna difesa e a Mauro Bollino, ex della gara: il trequartista del Taranto ha caricato i compagni sulle spalle, giocando una partita da vero ‘numero 10’ per produzione, capacità di incidere e senso di responsabilità. Una domenica perfetta culminata col gol che ha spaccato il match, donando coraggio e convinzione agli uomini di Papagni.

START!

C’è da cancellare la prestazione deficitaria di Caserta, che ha (a giusta ragione) preoccupato i più per le prospettive di stagione. Il Taranto dei primi minuti non è sereno, porta con sé gli strascichi psicologici di una sconfitta inopinata. Balistreri cerca l’eurogol di sinistro al 4’, con sfera di poco fuori: poi l’Andria preme, costringe i rossoblù ad abbassarsi. Al 7’ una punizione affilata di Mancino viene intercetta da Bollino, che rischia l’autogol e costringe Maurantonio a deviare in corner. Qualcuno deve caricarsi la squadra sulle spalle, scrollarle di dosso le paure. Sarà proprio il fantasista.

Dare continuità al successo con la Paganese e muovere la classifica esterna. L’Andria di Favarin ha validi motivi per cercare punti allo “Iacovone”, in casa di quel Taranto che lì non ha ancora vinto. I biancazzurri manovrano, provano ad alzare il baricentro e a sfondare esternamente. Il semaforo, però, è rosso. Urge cambiare spartito, il Taranto ha tutta l’intenzione di restare in piedi.

GLI UNDICI

I padroni di casa si schierano col 3-5-2. Il portiere è Maurantonio, l’intoccabile pacchetto difensivo è composto da Altobello, Stendardo e Pambianchi. A centrocampo torna Lo Sicco e Bobb toglie il posto a Nigro, per la prima volta in panchina dall’inizio. Con loro c’è Mauro Bollino, con la licenza di strappare e di cercare lo spazio tra la seconda e la terza linea avversaria. De Giorgi a destra e García a sinistra presidiano le corsie esterne, sono gli aghi della bilancia che trasformano il Taranto in un compatto 5-3-2 difensivo e 3-3-4 in fase d’assalto. L’allenatore Papagni opta per il doppio centravanti col tandem Balistreri-Magnaghi, tenendo Viola super-sub alla Mertens per spaccare la partita nel momento giusto.

Favarin non cambia: la Fidelis è 4-2-4 e ha gli stessi interpreti, d’altronde con la Paganese ha funzionato e la caratura dell’avversario è simile. Pop vince il ballottaggio tra i pali con Cilli, Tartaglia e Tito occupano le corsie esterne di una terza linea ben assortita, completata da Allegrini e Aya. La consueta cerniera di centrocampo con Piccinni e Matera, poi le ali Onescu e Mancino: davanti la coppia è Fall-Cruz. Per Volpicelli e Starita è solo panchina.

IL FOCUS SUL MATCH

Il Taranto vince la gara nella zona nevralgica: i tre centrocampisti si muovono in modo armonico, mettendo in difficoltà l’Andria. Una supremazia non data tanto dalla superiorità numerica, quanto dal peso specifico della prestazione di Lo Sicco e Bobb, una coppia apparsa decisamente ben assortita. Il Taranto può rischiare il 2 vs. 2 in mezzo, in ragione anche di un pressing non continuo e coordinato degli ospiti: una condizione che privilegia Bollino, sgravato da particolari compiti e molto più libero di trovare la posizione congeniale. Interessante la mossa in fase di possesso: i due centrali di metà campo che si schierano in verticale per agevolare la fase di uscita, costringendo Matera e Piccinni a muoversi, dilatandone le distanze. Il Taranto non si fa schiacciare quasi mai ed ha gioco facile: il giro-palla è fluido e aziona gli esterni, per gran parte della gara liberi nonostante l’inferiorità numerica sulla carta.

Finalmente De Giorgi. Dopo Bollino e Bobb, il migliore in campo è lui. Una prestazione completa per l’esterno ionico, abile nel contenere l’esperto duo Tito-Mancino e lucido nella gestione del possesso. È un suo cross a regalare il vantaggio agli ionici: l’incornata è del brevilineo Bollino, che si inserisce con i tempi di una mezz’ala esperta sorprendendo la difesa ospite. Il primo tempo va in archivio con un colpo di testa (alto) di García su traversone dello stesso De Giorgi.

Favarin non cambia nulla nell’intervallo e la ripresa si apre con lo stesso copione. Il Taranto riesce a non farsi schiacciare: quando il centrocampo funziona bene, l’intera squadra gira. Sono i tagli di Fall a mettere un po’ di apprensione nella retroguardia ionica. L’attaccante ex-Rimini cerca la profondità alle spalle della terza linea rossoblù, che riesce a limitare i danni mantenendosi bassa.

La difesa bassa e la condizione fisica calante concorrono però ad allungare la squadra. Sulla palla persa in zona d’attacco, l’undici resta diviso in due tronconi e deve ricorrere a tutta l’esperienza e l’abilità di Stendardo, nel comandare l’avanzamento della linea Maginot ionica al momento giusto, per evitare guai peggiori. È una situazione già vista, potrebbe trattarsi di un rischio calcolato: se Altobello-Stendardo-Pambianchi seguissero l’attacco alzandosi, il Taranto sarebbe sì più corto e nella possibiltà di tentare il recupero palla in zona più alta, ma rischierebbe di scoprire troppo spazio alle spalle dei difensori rossoblù, che non hanno grande velocità a disposizione.

Entra Nigro per un esausto Bobb al dodicesimo: i rossoblù trovano più difficolta nel tenere il possesso e si affidano a un Bollino in versione monstre per recuperare metri.

Quando il Taranto è costretto a correre all’indietro rischia molto: al 69’ Volpicelli (entrato per Cruz poco prima) punta De Giorgi e crossa al centro, con Fall che spedisce alto dopo aver trovato spazio e tempo di colpire in piena area ionica. Con l’ingresso dell’ala ex-Venezia, Favarin torna al 4-2-3-1: Mancino in zona centrale funge da regista offensivo, Volpicelli e Onescu sono chiamati a cercare triangolazioni con lui per proporsi al cross o sfondare in zona calda.

Entrano Berardino e Starita per l’assalto finale: cambi che aumenteranno la confusione, con gli ospiti mai pericolosi dalle parti di Maurantonio nonostante quattro attaccanti e un trequartista. L’Andria ha perso la partita molto prima, condannato dalla presunzione e dalla rigidità tattica: un uomo tra le linee (Mancino?) avrebbe probabilmente messo in difficoltà il Taranto, che ha avuto per larghi tratti vita facile. Gli ionici si compattano con un 5-4-1 (rombo a centrocampo) nel finale che regge bene: con Balzano per Magnaghi, è Bollino a scalare sulla trequarti in appoggio a Viola, subentrato per Balistreri.

L’attaccante ex-Foggia riesce a tenere su la squadra nonostante abbia caratteristiche da ‘9’ non convenzionale: effettivamente risulta più utile in questo tipo di finale di gara un avanti veloce, con buone capacità tecniche, rispetto a un centravanti di peso. Al quinto di recupero è lui a conquistare un rigore (forse il fallo era fuori area) e a trasformarlo, dando inizio alla festa sugli spalti.

FORWARD

Il Taranto è piaciuto per l’atteggiamento e la voglia di fare. La squadra, dopo pochi minuti di ambientamento, si è impossessata del match e c’è stata dentro fino all’ultimo secondo. In medio stat virtus: la prestazione convincente del centrocampo ha dato la marcia in più, Bobb è apparso decisamente più consistente ed utile di Nigro. Si sono viste trame e interessanti sviluppi: lo step successivo sarà far sbloccare Balistreri e Magnaghi, attaccanti che hanno bisogno del gioco per cercare la via del gol. In definitiva, questa vittoria libera la mente e consente di preparare al meglio la settimana che porta al derby di domenica a Foggia: sfida proibitiva sulla carta, ma le partite partono tutte da 0-0…

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0 Responses to "Extra Time Rossoblù | Sulle spalle del ‘dieci’"

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