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I tre punti di vista: 6^ giornata

Foggia-Taranto

di Angelo Briganti alias “Lambrugo” – Coordinamento Tifosi Tarantini Fuorisede “Danilo Fato”

1. Tutto come da programma. Alti e bassi. Classico di chi è in piena costruzione di una squadra. Più alti per fortuna. La gara vinta con l’Andria conferma ciò che diciamo in maniera maniacale ed ossessiva dalla prima giornata: se, per ovvie ragioni, ancora non possiamo definire l’idea di calcio di Papagni, possiamo però evidenziarne i suoi meriti nell’ottimizzare i risultati. Otto punti, al momento, sono un buon bottino per lavorare, in tranquillità, sulla crescita di un gruppo nuovo, costruito in poco tempo e composto da ragazzi giovani di buone qualità tecniche, morali e di prospettiva. Benissimo ha fatto il D.G. Roselli a ricordare, durante la classica “trasmissione di Gianni  Sebastio”, serietà ed intenzioni della proprietà, lì dove è interesse di tutti lavorare per mantenere la categoria in modo da poter cominciare a mettere basi importanti per il futuro. Sarà proprio il territorio a prendere profitto da questa situazione. È chiaro quindi che è proprio questa la fase più delicata in cui l’ambiente deve dimostrare equilibrio, soprattutto in quei momenti di criticità che naturalmente arriveranno.

2. L’avversario. Lo scorso anno al Foggia fu scippato un campionato per opera di una squadra, il Pisa, sulla quale ci sarebbe, purtroppo, molto da scrivere. Torneremo su questo discorso anche per far capire l’importanza di una società solida. Le cicatrici di quella delusione sono già state tramutate (bene) in punti: 15 in 5 gare. È quindi sulla scia di quel campionato che il Foggia prosegue la sua idea di gioco che esteticamente, tatticamente e qualitativamente è tra le più all’avanguardia e copiate dagli addetti ai lavori, non solo in Lega Pro. Questa tipologia di calcio per fortuna concede ad avversari motivati la possibilità di trovare varchi e punti deboli che i pur bravi calciatori rossoneri regalano puntualmente, soprattutto in difesa. Ed è li che Papagni e la sua band devono lavorare e approfittarne. Sarà la massima concentrazione dei giovanotti rossoblu l’arma decisiva per sperare di portare a casa risultato (per la classifica) e prestazione (per la crescita verso una fisionomia di squadra).

3. Il modulo. Il Foggia di Stroppa si esprime con un 4-3-3 non distante da quello di De Zerbi ma con qualche accorgimento tattico in più, soprattutto a centrocampo, che al momento favorisce la salute della squadra. In porta il collaudato Guarna, esperto ma spesso distratto. Dietro a destra c’è Angelo, esterno basso di gamba che con gli anni si è migliorato nella lettura del gioco ed anche nel distribuire corsa ed energie; è chiaro che quando si ha un partner come Sarno sul corridoio di destra i sincronismi non hanno bisogno di prove e verifiche. Le 4-5 scorribande per tempo sono sempre pericolose e fatali per gli avversari. Per i rossoblu Pambianchi e Garcia non sarà una serata facile ma questo test servirà anche per fare delle valutazioni tattiche, utilissime per il futuro dei rossoblu. I due centrali sono Coletti  e Empereur. Il primo è uno dei perni in assoluto dei Satanelli, il primo costruttore del gioco dei rossoneri: intelligenza e versatilità tattica, forza, carattere, conoscenza del tipo di campionato. Ex-centrocampista di fatica (e rendimento) è il calciatore che potrebbe far variare il modulo in qualsiasi momento ad esempio con disposizione a 3. Empereur, suo stretto collega, per equilibrare il reparto, ci mette forza e centimetri ma non sfigura con il suo sinistro. Rubin a sinistra comincia a sciogliersi e togliere ruggini e tossine dovute ad un fisico muscolare, preparandosi a diventare un valore aggiunto. Un esterno sinistro che giocherebbe in B in qualsiasi squadra. Centrocampo dispari a 3: Agnelli-Vacca-Riverola. La considero la parte più forte e funzionale alle modifiche di Stroppa. Proprietà di palleggio e corsa. Giocano corti per liberare gli esterni. Al momento è la zona che garantisce equilibrio e forza. Un cenno particolare per Vacca, un regista moderno (tra i pochi a giocare con le scarpe nere) che non si limita a costruire: corre come e più degli altri. Davanti un trio bello e veloce soprattutto per merito dei due esterni, Sarno e Chiricò. La punta centrale è Mazzeo che, pur non essendo l’attaccante perfetto per quella filosofia di gioco, possiede molta intelligenza ed esperienza per forzare il modulo garantendo comunque i suoi gol. Un cenno infine per la panchina. Alcuni nomi: Martinelli, Gerbo, Loiacono, Padovan, Letizia. Sarebbero tutti titolari in qualsiasi squadra di Lega Pro.

Buon Taranto a tutti, Angelo Briganti

Redazione

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