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Le punture di Romanzini | Derby amaro

di Alessandro La Tanza alias Romanzini.

Oltre seimila spettatori hanno fatto da degna cornice ad una gara che tornava ufficialmente dopo tanti anni. La sconfitta del Taranto, maturata dopo novantaquattro minuti di alti e bassi, è il frutto di una squadra tecnicamente povera e atleticamente non al massimo, che ha sofferto in maniera evidente l’incredibile e assolutamente illogico cambio di tattica e di uomini, sempre differente di partita in partita. La mancanza in panchina di un allenatore con esperienza sta facendo pagare dazio ad una squadra che mai come in questo momento avrebbe bisogno di essere guidata da mani sicure e soprattutto con una certa continuità di uomini e schemi.

Ieri contro il Lecce si è vista l’ennesima rivoluzione compiuta da un allenatore in assoluta confusione tattica. Il rientro di un uomo esperto come Stendardo ad esempio avrebbe richiesto la conferma della tanto criticata (senza lui) difesa a tre, ed invece la sorpresa è stata la difesa a quattro con Nigro centrale, forse l’unico uomo del centrocampo ionico ad avere nelle corde la capacità di pressare gli avversari. A centrocampo Prosperi ha schierato la coppia Sampietro-Bobb oltre a Paolucci, deputato alla marcatura alta del play basso leccese Arrigoni. L’idea del tecnico è stata quella di piazzare un centrocampo maggiormente predisposto al filtro delle azioni avversarie. Peccato che Bobb, ragazzo interessante in fase di impostazione, manchi totalmente di capacità di interdizione, lento nell’incedere e assolutamente non in grado di tamponare il gioco avversario. Non è nato a caso il gol leccese, di Tsonev, che ha ripetuto la prodezza dalla distanza compiuta a Castellammare. Nella circostanza nessuno a centrocampo si è preoccupato di contrastare il tiratore avversario, nè Bobb, il più vicino, nè il suo compagno Sampietro. In attacco discreta la prestazione di Potenza, discontinuo ma tra i pochi a rendersi pericoloso, mentre Bollino è stato evanescente, sempre chiuso da un paio di avversari ogni volta che ha attaccato o ha provato a farlo. Magnaghi merita un discorso a parte. Il ragazzo ha fatto un primo tempo assolutamente inguardabile, ma nella ripresa si è impegnato, ha lottato ed ha conquistato palloni, e comunque palle spendibili per le sue caratteristiche non ne ha avute, come al solito. La sostituzione dello stesso al 90′ poi ha certificato la confusione assoluta dell’allenatore che ha sostituito proprio Magnaghi per inserire Balzano, mossa tattica senza senso quando un tecnico deve recuperare una gara ed ha ancora un cambio a disposizione. Nei quattro minuti finali, quelli del recupero, avremmo dovuto avere quanti più uomini possibile all’attacco in grado di segnare, e invece abbiamo chiuso con Stendardo centravanti, che nel poco tempo disputato in area avversaria forse ha preso più palloni dei suoi compagni nell’intera gara.

Confusione tattica dominante, dunque, che è alimentata anche da una scarsa predisposizione alle indicazioni che giungono dalle gare precedenti. Prosperi dovrebbe spiegare ad esempio perchè ha rinunciato a centrocampo ad un Lo Sicco in forma, autore di una bella prestazione mercoledì scorso in coppa, e protagonista di un finale di gara assolutamente positivo ieri. L’allenatore dovrebbe inoltre dotare di uno straccio di schema offensivo una squadra capace solo di buttare palle nel mucchio in fase offensiva, palle regolarmente respinte dalla piazzatissima retroguardia leccese. Questo Taranto sembra più un gruppo di amici che si incontrano la domenica su un campo di calcio e decidono chi far giocare e dove farlo giocare, certamente non una squadra che proviene da una settimana di lavoro durante la quale è d’obbligo studiare tattiche da applicare e avversario da affrontare. Al Taranto attuale serve come il pane un allenatore esperto, capace di far rendere al meglio quel poco che ha, di fare punti nonostante una pochezza tecnica evidente, di far risorgere un entusiasmo nella gente oggi ai minimi storici.

Peccato per il gol di Potenza non visto soprattutto dal segnalinee, visto che la palla ha superato di almeno mezzo metro la linea bianca, a Gomis battuto, ma non c’è la certezza che quel gol avrebbe potuto cambiare il match, proprio perchè frutto di approssimazione più che di idee in fase d’attacco. Le prossime tre partite, contro Monopoli, Melfi e Vibonese sono tre scontri diretti, in cui sarà d’obbligo fare punti pesanti, visto che con le cosiddette pari grado dovremmo essere in grado di giocarcela meglio. Dare però ulteriori opportunità ad un tecnico alle prime armi, già capace di conquistare solo tre punti in sette partite non tutte proibitive, sarebbe pericolosissimo. Con un pizzico di esperienza in più in panchina e magari anche con un pochino di fortuna, si potrebbe e si dovrebbe uscire da una situazione che con il passare delle giornate sta diventando sempre più pesante soprattutto psicologicamente per un ambiente depresso e per una squadra che forse non crede più neanche in sè stessa.


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