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Pari bagnato e fortunato

Di Romanzini.

E’ da considerare di platino il punto conquistato ieri dal Taranto a Nardò, perchè ottenuto in uno scontro diretto, in una domenica di tempo inclemente, in una partita resa difficile dagli episodi, ed infine per il pari casalingo della Virtus Francavilla che ne ha incrementato il valore. Vento e pioggia hanno reso la partita difficile per entrambe le squadre, presentatesi con uno schieramento a specchio. L’allenatore salentino Ragno ha schierato in attacco gente rapida, privilegiandola agli attaccanti di ruolo, mentre mister Cazzarò si è affidato al Taranto positivo delle ultime uscite. Il primo tempo ha avuto una lunghissima fase di studio, con le squadre che non si sono volute scoprire più di tanto per evitare le ripartenze avversarie. Buona la mossa di Cazzarò che ha invitato Gaetano ad infastidire Vicedomini in fase di non possesso. I centrocampisti Marsili e Ciarcià hanno fatto diga davanti alla difesa e il terzetto arretrato quasi perfetto nelle giocate in tutti e tre i protagonisti, De Giorgi, Ibojo e Pambianchi, autori della migliore prestazione stagionale. Qualche difetto c’è stato nella fase di possesso e di attacco, con le fasce poco sfruttate e Siclari che ha giocato troppo defilato, e in questo modo ha perso la pericolosità sotto porta, mentre Genchi si è sfiancato in un duro lavoro di pressing sui portatori di palla avversari. Poche le conclusioni a rete da entrambe le parti. La ripresa ha visto in campo un Taranto più guardingo e un Nardò più incisivo. Tra il 15 e il 25 i granata hanno avuto i dieci minuti più pericolosi di tutta la partita. Prima si sono conquistati un rigore dubbio che è nato da un fuorigioco non visto e poi hanno beneficiato di una fesseria di Marseglia, autore di un fallo a centrocampo evitabile che gli è costato il secondo giallo e la doccia anticipata. Sul rigore, asolutamente regalato, c’è stato un fallo evidente colpevolmente non rilevato dell’attaccante del Nardò, che ha calpestato il fianco di De Lucia in uscita. L’estremo rossoblù sarà costretto ad uscire per quell’intervento scomposto e non visto. Il rigore calciato alto da Carlo Vicedomini ha rimesso a posto le cose e, fortuna a parte, ha riconsegnato alla storia una partita regolare, che in caso di gol neretino si sarebbe potuta incanalare su binari differenti. L’ultima mezzora giocata in dieci ha mostrato un Taranto compatto, ben organizzato, che ha rischiato poco o nulla, e un Nardò che ha fatto davvero poco per vincere. Sui singoli. Detto dell’intera difesa autrice di una gara da otto in pagella e della buona prova dei due portieri (bravo Giordano ad aver dato sicurezza a tutti nel momento più difficile), altrettanto buona è stata la gara dei centrocampisti, con Marsili tornato a giocare a livelli eccellenti, mentre sulle due fasce Nosa e Marseglia hanno giocato una gara sufficiente, meglio il primo del secondo. In attacco bene il solito generosissimo Genchi, mentre Siclari ha dimostrato ancora una volta di dare il meglio di se quando viene schierato avanti, in posizione più centrale e più vicino alla porta avversaria. Da elogiare mister Cazzarò che ha gestito i cambi in maniera egregia nonostante le difficoltà dovute agli episodi. Il Nardò sinceramente non ha fatto una grande impressione. I granata hanno perso la pericolosità del girone di andata, e si stanno trovando in quella posizione, come noi del resto, grazie ad un campionato tra i più mediocri e livellati nella recente storia della serie D. Il pareggio stentato della Virtus in casa contro un ottimo Manfredonia ha certificato che non esistono avversari morbidi e non esistono squadroni schiacciasassi. Sette gare sono tante, più che sufficienti per poter dire oggi che le prime quattro-cinque della graduatoria sono tutte in lizza per la vittoria finale. La differenza la faranno le motivazioni, la determinazione, le rose delle squadre, e naturalmente il pubblico di ognuna di esse. Il calendario prossimo, che prevede una sosta rigenerante domenica prossima, vedrà il Taranto giocare tre delle prossime quattro partite nel fortino dello Iacovone, una occasione più unica che rara per cercare quell’aggancio alla vetta reso possibile dalla frenata di chi è davanti. La primavera può e deve portare punti pesanti da conquistare ovunque, con determinazione, con forza, ma anche con molta umiltà, senza sottovalutare nessun avversario. C’è da cogliere stavolta definitivamente questa ennesima opportunità che questa stagione incredibile e modesta ci offre; la Legapro è possibile, ma dobbiamo volerla tutti, davvero tutti, città compresa, che da una promozione tra i pro ricaverebbe quella visibilità necessaria a chi vuole uscire dall’anonimato, e potrebbe essere uno strumento utile per combattere la crisi attualmente esistente, oltre che essere un potente carburante per rialimentare quell’entusiasmo tifoso oggi a livelli troppo bassi.

 


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