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I tre punti di vista | 25ª – Taranto – Foggia

di Angelo Briganti alias “Lambrugo” – Coordinamento Tifosi Tarantini Fuorisede “Danilo Fato”

1) Il Taranto: nulla di nuovo sotto il cielo rossoblù. Cose già viste e metabolizzate. Per chi, poi, segue la squadra da oltre mezzo secolo è quasi la normalità.
A Taranto si sente spesso la necessità fisica di ricaricare emozioni e motivazioni, attraverso questo vecchio rito che porta vantaggi emozionali in un tempo breve e limitato (tipo allucinogeni), per poi tornare nella realtà che è sempre molto complicata e di difficile gestione. Il rapporto tra la storia del Taranto calcio ed il cambio-allenatore è stato sempre molto intenso. Anche molto gradito dai fans degli “usa e getta”. Ma non è mai un buon momento. E’ sempre la certificazione di una scelta sbagliata a monte, le cui cause vanno sempre condivise tra tutte le componenti (Città, Proprietà, Ambiente, Stampa, Tifosi). Se qualcuno è convinto che le colpe siano solo di una delle componenti ha poca conoscenza delle dinamiche del pallone. Non vi voglio annoiare. Non c’è bisogno di consultare il libro di Valdevies. Basta fare uno sforzo di memoria. I successi di una squadra (la nostra nello specifico) sono inversamente proporzionali al numero dei tesserati di una società. Centinaia e centinaia di figure (proprietari, calciatori, allenatori, collaboratori, ecc. ecc.) poco utili e di medio/bassa qualità, negli ultimi anni, non hanno mai lasciato una traccia importante per cominciare un percorso di crescita. La speranza, tornando al presente, è che dopo un anno di “cuscinetto” tra i professionisti, con i normali errori che fanno parte del corredo di chi “agisce” in buona fede, come l’attuale Società, si cominci davvero a dare una svolta. Affidandosi a poche figure ma buone. Intanto concentriamoci sulla salvezza, da raggiungere assolutamente ed in ogni maniera possibile. Con tanto di buon lavoro a Mister Ciullo.

2) L’avversario: il Foggia. La vera forza dei Satanelli, ma direi di tutto l’ambiente, è stata quella di digerire contraccolpi forti come la rocambolesca e mancata promozione dello scorso anno pur essendo stato, il Foggia, un laboratorio inimitabile di didattica e calcio-spettacolo a livello Nazionale. Non è mai facile uscire indenni da queste situazioni che spesso sono il prodotto di buona cultura di calcio, forza societaria e maturità ambientale, nonostante qualche ovvia variazione di percorso.
Anche quest’anno, viste le avversarie, non sarà facile ripetersi, augurando ai rossoneri un finale diverso. Anche perché, vista l’età media piuttosto alta (27 anni) e gli ingaggi piuttosto importanti proprio ai calciatori più in là con l’età, sarebbe un bel problema (ri)fallire la promozione. Al momento, e siamo a 24 gare disputate, il Foggia ha dei numeri spaventosi. Primo in vetta con 50 punti. Detiene il primato di vittorie (14), con Lecce e Matera conservando il primato di minor numero di sconfitte (2). Secondo migliore attacco (45 reti), terza migliore difesa (20 reti subite). Lo stato di forma è evidente ( ultime 4 tutte vinte). L’ultima persa due mesi fa (in casa). E ultima sconfitta fuori casa, risale ad ottobre 2016. Dispone inoltre di un goleador e nostra vecchia conoscenza, Mazzeo, autore di ben 10 reti su 14 gare disputate. Un quadro importante che però deve fare i conti con le follie dei derby. Soprattutto deve fare i conti con alcune possibili defezioni importanti (Rubin in particolare). Quest’ultimo è probabilmente il calciatore più difficilmente sostituibile per mister Stroppa, soprattutto per la sua straordinaria condizione di forma. Le ultime notizie (esami strumentali) rassicurano comunque sulla presenza in extremis del bravo esterno mancino ex Modena. Vedremo.

3) Il modulo: sarebbe facile dire 4-3-3 . E’ il modulo classico, atletico, martellante, frizzante, mobile, fantasioso del Foggia degli ultimi tempi. Le molte possibili defezioni difensive potrebbero far virare Stroppa verso scelte differenti. Sono convinto che prenderà la decisione finale più tardi possibile, dopo aver testato integrità fisica di alcuni (Rubin in particolare). In caso di sua assenza, considerando anche la mancanza di Angelo sulla destra, potrebbe pensare di difendersi a tre, avendo anche l’ausilio di Coletti bravo e versatile a fare il centrale in mezzo. Quindi, se in mattinata saranno ritenuti tutti spendibili, si andrà con Guarna in porta. Linea a 4 con Loiacono come vice Angelo e Gerbo sua alternativa nel caso il Foggia dovesse avere bisogno di spinte e geometrie. Rubin a sinistra assicura spinta, fisico e personalità. In mezzo Coletti dividerà con Martinelli, ex Empoli di Sarri, la parte calda della difesa. Centrocampo a tre con Agazzi in mezzo supportato dal fortissimo Vacca e dal dinamico e tattico Deli, centrocampista moderno e di prospettiva. L’assenza di Agnelli sarà pesantissima per questa tipologia di gara. Il trio d’attacco è da manuale del 4-3-3 con il rientrante Sarno sulla destra, assieme al suo gemello Chiricò a sinistra (calciatore spesso criticato per discontinuità ma presente ben 23 volte su 24 gare). Parliamo di calciatori di qualità difficilmente riscontrabili anche in B. Il finalizzatore centrale con licenza di svariare e aprire varchi è il sempre tonico Mazzeo, capocannoniere con media altissima (10 reti). Un attaccante che, pur non essendo il prototipo di primissima punta funzionale per il tipo di gioco foggiano, riesce a mettersi a disposizione della squadra. E poi, dato sempre importante, il numero dei gol a suo favore parla chiaro. Al momento è il calciatore avversario al quale il Taranto deve prestare la massima attenzione, per la varietà di colpi a sua disposizione nella ricerca costante del gol.

Visti tutti questi ingredienti, si annuncia una gara spettacolare.

Buon Taranto a tutti , AB


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