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La coppa, la mostra e… 90 anni d’immenso amore

di Giuseppe Rusciano alias JoeTaras

È sabato pomeriggio, esco di casa per fare qualche servizio, arrivo a Piazza Garibaldi e vedo il buon Sostegno che da bravo cittadino mette i soldini per pagare il parcheggio. Ci salutiamo velocemente, “Ciao Gianluca, ciao Peppe”.
Gli chiedo, come mai da queste parti e lui mi dice, “andiamo a portare la coppa della promozione in B del Taranto alla mostra al Castello” ed io, “Dai! vengo anche io!”.

Ci facciamo insieme la strada e attendiamo l’arrivo dell’irriducibile Ippazio, per poi entrare nel castello, sempre bello nella sua maestosità. Andiamo dritti alla mostra e portiamo la coppa, gli organizzatori allestiscono subito un altro tavolino e la piazzano nella sala principale. I loro occhi come i nostri e come quelli di un bambino quando vedono un qualcosa di magico da ammirare.

Bene, assolto al dovere, faccio un giro, nelle sale allestite, molto veloce e mi riprometto, qui non posso stare solo cinque minuti, prendo Angela (mia figlia) e la porto con me.

Detto fatto, torno a casa, preparo Angela e col passeggino punto il Castello direzione mostra.

Signori e signore, un qualcosa di eccezionale. Inizio dalla sala “Iacovone” dove sono presenti foto, maglie, articoli di giornale del divin Erasmo. Tutto allestito con cura maniacale, come è giusto che sia per tributare il giusto riconoscimento all’uomo che più di tutti ha fatto sognare una città che dal calcio ha avuto sempre poche gioie e molti schiaffi. Ma tant’è, come dico sempre, siamo tifosi del Taranto, siamo in Settimana Santa per tutto l’anno.

Passo dalla sala “Iacovone” alla sala “Statistiche” e qui sono presenti dei cartelloni per ogni decennio della storia del nostro Taranto, personalmente il decennio che preferisco, che coincide con il mio innamoramento è quello degli anni ’80 del secolo scorso, quello dell’altanlena tra C1 e B. In quel decennio ogni tanto si piangeva (retrocessione) ed ogni tanto si godeva (promozione). Ricordo ancora quando mia madre cucì un mega bandierone con al centro la scritta B per festeggiare la promozione del 1986. Ricordo il carosello sulla 127 blu di mio zio Nicola coperta dal mega bandierone in un tripudio di rossoblu per via D’Aquino (all’epoca non c’era ancora l’isola pedonale).

Tornando alla sala “Statistiche” oltre ai cartelloni, sul tavolo centrale vengono allestite foto degli allenatori del Taranto con una breve descrizione per ognuno di loro fino ad arrivare alla sezione il “Taranto più forte di sempre” (quello del 1947/48) con articolo di giornale sulla roboante vittoria sul Gubbio per 9 a 0 che avrei voluto leggere per intero ma nel mentre mi accorgo che Angela inizia a tirare le borse delle signore che passavano e quindi decido che è il momento di passare alla sala “Principale”, quella dove sono esposte tutte le maglie del Taranto. Una sala allestita come se ci fossero tanti corridoi con ai lati maglie rosso blu, maglie di casa, maglie da trasferta, maglie da allenamento. Mi fermo dinanzi alla maglia dell’Arsenal Taranto di fine secolo, quella con lo sponsor Conad e dico “Questa ce l’ho pure io!”, infatti quella è stata la mia prima maglia del Taranto, quel Taranto era in D (all’epoca quinta serie) ma vuoi mettere il suo fascino a prescindere dalla categoria?

Continuo a spostare il mio sguardo da un lato all’altro, rivedo le maglie con lo sponsor “Olio Vinci”, “Cannarile” e ricordo quando una sera con la mia band suonammo a Policoro ed il bassista Simone, si presentò con questa maglia. Noto la maglia “Acqua Service” e ricordo che in quella stagione era difficile trovare uno sponsor perché avvicinarsi al VERO Taranto era considerato quasi un reato di lesa maestà, quell’anno c’era gente che si era messa in testa che l’Altamura si dovesse chiamare Taranto! Ma noi siamo famosi per lo sbarco di Falanto e non per i dinosauri! Vabbè, cose che passano.

Arrivo alla fine della sala, ancora inebetito per tanto splendore e per i tanti ricordi che il nostro Taranto ci fa riaffiorare alla mente. Guardo mia figlia (che nel frattempo aveva fatto volare il suo cappellino una decina di volte e si sarà messa in bocca le scarpe altrettante volte) e le dico “Vedi amore, quanto sono belli questi due colori? Ti fanno soffrire, ti fanno gioire negli anni a prescindere da chi fa gol o da chi ce lo fa, da chi lo amministra e da chi lo vuole affossare, è sempre il Taranto Nostro, è sempre il nostro orgoglio”.

Poi distolgo lo sguardo da Angela e penso al Taranto di oggi, alle due sconfitte consecutive (il giorno dopo sarebbe arrivata la terza), allo Iacovone deserto e penso che basterebbe poco, un passo indietro di tutti, per far posto alla gioia e accantonare l’apatia che si respira attorno al nostro gioiellino. Basta davvero poco per tornare ad essere la squadra che in trasferta è come l’Italia ai Mondiali del 1966 contro la Corea del Nord ma che in casa batte anche le tre nero strisciate (Juventus, Inter e Milan) come se dalla loro non avessero una bacheca ricolma di trofei da fare impallidire chiunque ma non… il nostro Taranto!

E facendo mie le parole di Fausto Leali al festival di Sanremo, le stesse che gli organizzatori della mostra hanno usato come nome dell’evento, IO T’AMO!

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